Il “castrum” di San Salvatore

Abbazia San Salvatore



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Il “castrum” di San Salvatore
francesco

Il sito di San Salvatore,localizzato ca. 6  km a NW dell’antico centro di Metaponto, occupa un  terrazzo situato sulla destra orografica del fiume Bradano. L’ubicazione topografica conferisce al luogo una  straordinaria visibilità: da gli insediamenti della valle  del Bradano a quelli interni del primo gradino della  Murgia fino a raggiungere il golfo di Taranto con i relativi centri costieri.  La particolare e fortunata posizione geografica  ha favorito nell’area forme insediative stabili sin dal  l’età eneolitica periodo a cui risale una necropoli in  datata solo in parte. Ad età greca è verosimile attribuire l’impianto di una fattoria come suggerisce il ritrovamento di alcune tombe, caratterizzate da ricchi  corredi databili tra fine VI e IV secolo a.C. Il dato è  completato dal ritrovamento di un antico canale di bonifica inserito nella maglia dilimites che dall’interno  attraversano il territorio della città greca di Metaponto  per raggiungere la costa. Ad età altomedievale sono  invece da riferire due contesti funerari rinvenuti occasionalmente nell’area prossima alla collina e caratterizzati dalla presenza di un’anforetta a bande larghe  e di alcuni oggetti di abbigliamento che permettono di  datare le sepolture al VI VII secolo d.C.

 L’occupazione del terrazzo acquista particolare  importanza in età medievale quando nel secolo XI Roberto Maccabeo, nipote di Roberto Guiscardo, erige  un insediamento fortificato denominato “ Castrum Sancti Salvatoris De Marina ”.

Nel 1099 il complesso viene donato all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso e da questa tenuta come  feudo fino agli inizi del XVII secolo. Tra gli ultimi documenti che menzionano il  castrum  di San Salvatore, annoverato  tra gli insediamenti spopolati e abbandonati, si segnala una carta del 1488 con la quale Federico d’Aragona confermava i beni concessi al monastero di Montescaglioso. Il complesso  ha subito   nel corso dei secoli numerosi interventi di restauro e consolidamento che ne hanno in parte alterato i caratteri architettonici originari. Alla metà del XVI inizi del XVII secolo si datano i primi interventi, condotti dai monaci dell’abbazia di Montescaglioso, a cui hanno fatto seguito altre ristrutturazioni con conseguente trasformazione del complesso fortificato prima in masseria (complesso rurale a carattere latifondistico) e poi in azienda agraria di eccellenza in anni recenti. Della struttura originaria dell’insediamento medievale, la cui sequenza costruttiva e storica si basa   su un’analisi sommaria di carattere   prevalentemente stilistico, si conservano alcuni tratti del muro di cinta e   la torre in cui si apre il portale di accesso al complesso oggi visibile nella   sua veste cinquecentesca. All’interno   gli spazi abitativi e di uso erano organizzati su due piani. La chiesa, intitolata al Salvatore, è ad aula unica coperta da volta a botte lunettata risalente alle ristrutturazioni degli inizi del XVII secolo. Probabilmente la chiesa medievale era situata nello stesso luogo e quindi   adiacente alla torre e all’ingresso del complesso. Nelle murature dei vari corpi di fabbrica sono presenti numerosi blocchi di reimpiego, anche di grandi dimensioni, provenienti credibilmente dalla vicina città greca di Metaponto. Altre pertinenze estrutture dell’insediamento sono con molta probabilità da identificarsi in un gruppo di edifici   posti a breve distanza, esterni alla cinta muraria del complesso medievale, ed attualmente ristrutturati ed adibiti ad uffici dell’azienda agricola. Lo scavo di emergenza e le strutture in esso rinvenute, oggetto di trattazione del presente lavoro, si trovano tra il complesso fortificato e questo nucleo abitativo distaccato.

In accordo con le fonti scritte, i dati archeologici collocano la fase finale di vita del sito nel tardo Medioevo inserendo l’insediamento nel panorama dei deserted villages che caratterizzano l’Italia meridionale, ed il territorio metapontino, tra la fine del XIV e il XV secolo.

Erminia Lapadula

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