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Abbazia di Montescaglioso

Montescaglioso

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E’il più importante monumento di Montescaglioso ed uno dei più significativi della Basilicata. Sorge sull'area dell’acropoli della città italica e greca i cui resti, strutture urbane e necropoli con una datazione compresa tra i secoli VII a. C. e l’occupazione romana, sono stati rintracciati nei chiostri e negli ex giardini del monastero. L’origine della comunità, come per altri monasteri medievali presenti in Basilicata, è da collegare alla penetrazione del monachesimo benedettino veicolato nella regione fin dal termine del secolo VIII d. C. dai grandi monasteri longobardi dell’area campano-beneventana. La fondazione dell'Abbazia di Montescaglioso è da mettere probabilmente in relazione con l’attestazione nell'anno 893, della presenza nella valle del Bradano di una dipendenza momnastica, la chiesa di S. Lorenzo di Murro, appartenente alla grande abbazia longobarda di S. Vincenzo al Volturno nel Molise. La stessa chiesa, nel 1099 risulta posseduta dall’abbazia di Montescaglioso e probabilmente in tale contesto, ancora non del tutto chiaro e indagato, è da collocare la nascita della comunità caveosana. Questa conosce un grande sviluppo nella seconda metà del secolo XI con l’infeudamento di Montescaglioso alla famiglia normanna dei Macabeo che, imparentata con gli Altavilla e Ruggero II, di Sicilia, sosterrà il radicamento del monastero nel territorio con donazioni, privilegi e benefici. In pochi decenni l’abbazia riuscirà a controllare ampie parti del territorio di Montescaglioso, del metapontino e delle aree circostanti Stigliano e Gorgoglione. Il 29 settembre del 1099, è consacrata la nuova chiesa dell’abbazia. Il patrimonio del monastero sarà ulteriormente accresciuto nel secolo XII con altre donazioni sottoscritte dai feudatari Normanni.

Abbazia di S.Antonio Abate Altogianni

Altopiano di Altojanni - Grottole

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Il Santuario di Sant'Antonio Abate, risalente alla fine del Trecento, fu edificato per volere della regina Giovanna. Si trova a pochi chilometri da Grottole, situato sulla sommità dell'altopiano di Altojanni, poco distante dai resti archeologici dello scomparso centro abitato. È attualmente meta di pellegrinaggio il giorno 17 gennaio, festa liturgica del santo egiziano, nonché la domenica di Pentecoste ed il lunedì e martedì successivo.

Area Archeologica di San Biagio alla Venella

Area Archeologica di San Biagio alla Venella

francesco 0 1797 Valutazione contenuto: Nessuna valutazione

I coloni greci al momento del loro arrivo in occidente hanno definito l'area per l'abitato ed hanno occupato il territorio. Le forme archeologiche meglio riconoscibili di questa iniziale occupazione sono i santuari extraurbani. La scelta dei siti è condizionata dalla presenza di risorse naturali e dalla necessità di controllare gli assi della viabilità principale. In questi luoghi sacri si praticavano i culti portati dai primi coloni dalla madrepatria, si conservavano i segni dell'identità etnica di alcuni gruppi e si svolgevano periodiche attività di scambio e di commercio. La posizione marginale di alcuni di essi favoriva l'incontro con le popolazioni locali indigene. Il santuario di San Biagio rappresenta, insieme a quello di Hera, la testimonianza monumentale della presenza greca nel territorio. Il sito è scelto per la disponibilità di abbondanti sorgive e per il rapporto funzionale della viabilità che segue il fondovalle del fiume Basento. Il complesso nn propone strutture particolarmente vistose dal punto di vista architettonico. La causa è da ricercare nella sistematica spoliazione dei resti antichi, operata gia nel periodo romano, per utilizzare i materiali in altre costruzioni rurali. Le ultime testimonianze si datano nell'ultimo quarto del VII secolo a C., momento di fondazione della colonia di Metaponto da parte degli Achei del Peloponneso. Titolare del culto è Artemis, divinità del bosco(famosa statuetta trovata nel sito) e protettrice degli animali. E' probabile che anche Zeus abbia avuto un suo recinto sacro, testimoniato dal ritrovamento di alcune statuette maschili e da un cippo con l'iscrizione Dios Aglaos (Zeus spendente, luminoso). Intorno alla sorgente è realizzato un piccolo sacello in muratura cui appartiene, verosimilmente, il noto fregio a bassorilievo con la scena della partenza di Achille per la guerra di Troia(al lato). Si riconosce l'eroe nell'atto di salire sul carro tirato dalla coppia di cavalli alati, dono di nozze di Poseidonai suoi genitorei Peleo e Teti. Il sacello è sostituito nel V secolo a.C. da una monumentale struttura in pietra con vasche per la raccolta delle acque disposte sulla fronte orientale, è probabile che l'edificio sacro, di cui si conosceva l'intero perimetro di fondazione e le vasche, abbia avuto un tetto e una decorazione fittile come quella dei templi urbani. Tutta l'area del santuario restituisce le traccie di numerosi altari, di ricchi depositi votivi e di basi per le statue che dovevano costituire l'arredo del frequentato luogo sacro. L'abbondante documentazione di terrecotte architettoniche porta a ritenere che nell'aria siano stati edificati più complessi monumentali di cui, purtroppo, non restano che esigue testimonianze sul terreno. Si apprezzano, infatti, solo un filare di blocchi ben conservati, riferibile al porticato di un piccolo tempio del IV secolo a.C., e brevi tratti murari di probabili ambienti destinati ad ospitare i pellegrini. Agli inizi del III secolo a.C. il sanuario è abbandonato e sul luogo è costruita una fattoria che utilizza parte degli elementi architettonici caduti. In età imperiale romana, tra il III e IV secolo d.C., la collina di San Biagio ospita un impianto rurale di particolare pregio e raffinatezza, con annesso un piccolo impianto termale.

Casale San Marco

Casale San Marco

francesco 0 1767 Valutazione contenuto: 1.0

 Casale fortificato eretto su un'altura prossima al Bradano, nel territorio di Bernalda, visibile dalla SP 175. Il complesso masserizio nel 1093, fu donato da Unfredo d’Altavilla, signore del feudo, all’Abbazia di Santa Maria di Banzi. Successivamente, però, passò in diverse mani. Dopo la soppressione di questo monastero avvenuta nella prima metà del secolo XV, l'insediamento è attestato in possesso dell'Abbazia di Montescaglioso che ne fu proprietaria per pochi decenni. Nella seconda metà del secolo XV, anche questo casale fu alienato dall'Abate Commendatario Baldassare del Balzo, a favore del fratello Francesco, Conte di Montescaglioso. Il feudo resterà in possesso della casa marchesale e di tutti i feudatari che deterranno Montescaglioso fino alla metà del secolo XIX. Il palazzo tuttora esistente a S. Marco, fu costruito dai Marchesi Grillo-Cattaneo nel secolo XVII ed ingloba alcune strutture appartenenti all'insediamento medievale. Il Casale nel 1735 ospitò per una notte il Re Carlo III di Borbone prima di raggiungere il castello di Bernalda.(Fonte www.montescaglioso.net). 
La masseria San Marco faceva parte delle tenute Imperatore, Mezzana soprana, Mezzana sottana, Appio, San Vito e molte altre. Della tenuta San Marco furono proprietari i Caracciolo di Napoli, i feudatari di Montescaglioso Grillo e Cattaneo, per giungere proprio prima dell’alienazione, al principe Girolamo Ruffo di Bagnara, alla duchessa Caracciolo di Forino, Rosa Ruffo di Bagnara e ai marchesi Ugo, Mario ed Elena Avati, quali  eredi del ricco patrimonio (all’epoca indiviso) della principessa di Spinoso, Elena Filomarino.

A seguito della divisone successiva tra i comproprietari la parte intestata ai fratelli Avati fu alienata alla famiglie Durante e Panetta per Lire 800.000. Il resto, di proprietà dei Ruffo Caracciolo, di circa 1.000 tomoli, fu venduta ai  cugini Pietro e Vincenzo Quinto per Lire 1.200.000. Negli anni 1925-26, i cugini Quinto di Pisticci, latifondisti della fascia jonica, con un colpo di mano dovuto a scaltrezza, a anche a quel pizzico di fortuna che è indispensabile per la buona riuscita delle cose acquistarono la masseria San Marco, soffiandola ai ricchi parenti Panetta, i quali mal sopportarono questo sgarbo nei loro riguardi in quanto erano proprietari delle vicine masserie di Serramarina e Pappariello e nonché affittuari, da molti anni, assieme ai Durante, proprio della masseria San Marco.

La proprietà ha subito parecchi rimaneggiamenti. Nel nucleo centrale, però,  “vi è un edificio rurale a corte in cui il pianterreno, distribuito in numerosi ambienti, era utilizzato per alloggio dei dipendenti, depositi e stalle, mentre il primo piano era la residenza padronale o dell’amministratore”.

Il prestigioso acquisto della masseria San Marco fu salutato dai Quinto e, perciò,  ai numerosi figli con grande felicità e soddisfazione. Destino crudele, però, ha  voluto che i due

Castello Aragonese di Bernalda

bernalda

rocco 0 1816 Valutazione contenuto: Nessuna valutazione

Il castello di Bernalda si trova in una posizione dominante sulla valle del Basento orientato verso sud-ovest. Fu costruito nel 1470 ma recenti scoperte fanno risalire la presenza di una fortificazione già in epoca Normanna e la forma delle sue torri fa supporre che fosse addirittura di origine Angioina. Il castello attuale è quello fatto erigere da Bernardino de Bernaudo segretario di re Alfonso II di Napoli. Dal nome del feudatario prenderà il nome l'intera città. Nel 1735 vi dimorò Carlo III di Borbone, il quale volle visitare i territori del suo regno, appena acquisito, in seguito alla guerra di secessione polacca.

Castello di Calciano

Calciano

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Nel percorrere il tratto di strada che collega la Statale Basentana al centro abitato, si notano i resti del vecchio paese (Paese di Pede) medioevale Caucium, comprendenti una fortificazione (Castello o Rocca), la Chiesa della Rocca (dedicata a S. Maria della Rocca) e la Cinta di Santa Caterina. La fortificazione di origine Osca è perforata da grotte un tempo abitate ed attualmente in via di recupero. Sul lato destro si trovano i ruderi della Chiesa della Rocca, di origine Normanna e con struttura abbaziale. SuNel percorrere il tratto di strada che collega la Statale Basentana al centro abitato, si notano i resti del vecchio paese (Paese di Pede) medioevale Caucium, comprendenti una fortificazione (Castello o Rocca), la Chiesa della Rocca (dedicata a S. Maria della Rocca) e la Cinta di Santa Caterina. La fortificazione di origine Osca è perforata da grotte un tempo abitate ed attualmente in via di recupero. Sul lato destro si trovano i ruderi della Chiesa della Rocca, di origine Normanna e con struttura abbaziale. Sul versante sinistro, sovrastante il burrone della Venicella, si trova la Cinta di Santa Caterina, con due piccole grotte scavate nel tufo e affrescate dall'icona di Santa Caterina, la figura di Lucifero e quella di S. Antonio Abate, tutte non facilmente decifrabili.l versante sinistro, sovrastante il burrone della Venicella, si trova la Cinta di Santa Caterina, con due piccole grotte scavate nel tufo e affrescate dall'icona di Santa Caterina, la figura di Lucifero e quella di S. Antonio Abate, tutte non facilmente decifrabili.

Castello di Grottole

Grottole

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Le prime notizie sul Castello di Grottole risalgono al 1154, quando Al-Idrisi, geografo arabo, su incarico del re scrive un volume intitolato “Sollazzo per chi si diletta a girare il mondo”, dove descrive i paesi della Basilicata con riferimenti anche al nostro.
In questo libro la costruzione dei castelli di Grottole e Altogianni risale al 604 d.C., per opera dei Longobardi di Benevento. Nel volume Una pagina di storia patria di Tommaso Andreucci, la costruzione dello stabile si fa risalire all’ 851 d.C. per volere del principe di Salerno, Siconolfo.
Il Castello di Grottole sorge su una collinetta distaccata dal resto del paese, in un luogo anticamente chiamato “Contrada della Motta”.

 

Castello di Miglionico

Miglionico

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Il castello del Malconsiglio è il castello di Miglionico (Matera), costruito su un colle della città a partire dall'VIII-IX secolo, in una posizione strategica, noto per aver ospitato nel 1485 la Congiura dei baroni. Ebbe due successivi ampliamenti, il primo nel 1110 ed il secondo nel 1400. Ha la forma di un parallelogramma, fiancheggiato da sette torrioni, alcuni quadrati (i più antichi), due bitorri e altre circolari, poste ai vertici della costruzione.
L'entrata attuale è posta a nord-est, mentre quella originaria distrutta dal terremoto della Basilicata del 1857 era rivolta a sud. Al suo interno, e precisamente al piano superiore, vi sono l'androceo ed il gineceo, il salone del Malconsiglio, dove si tenne la congiura, e la sala della Stella o degli Spiriti, la parte più bella e segreta del castello, con il soffitto a stella e con degli scrigni dove venivano custoditi i tesori ed i documenti più preziosi.
Appartenne nel tempo al conte Alessandro di Andria, ai Sanseverino di Bisignano, ad Ettore Fieramosca, ai Pignatelli, ai Caracciolo ed alla famiglia Revertera, duchi di Salandra

Castello Torre di Mare

Castello di Torre di Mare a Metaponto

francesco 0 1930 Valutazione contenuto: Nessuna valutazione

Torre di Mare nasce nell’XI secolo e viene edificata ai margini occidentali dell'antica città greca di Metaponto, le cui rovine servirono per recupero materiali utili alla costruzione del nuovo abitato. Nel 1119 il castrum Sanctae Trinitatis fu scelto dalla contessa Emma Maccabeo di Montescaglioso come residenza di famiglia e per volontà di Umfredo fu eretta una “torre fortificata” con chiare funzioni difensive lungo la linea di costa sia per l’area circostante sia per la stessa Montescaglioso ubicata a poca distanza nell’entroterra. Infatti grande rilievo rivestiva l’adiacente bacino retrodunale di Santa Pelagina munito di un approdo. Successivamente il castrum viene concesso al monastero benedettino di San Michele Arcangelo di Montescaglioso. L’insediamento fortificato viene citato nelle fonti come “Civitas”, “Castrum” e “Castellum” Sanctae Trinitatis. Il toponimo diventa ufficialmente TURRIS MARIS solo a partire dal XII secolo, quando compare così nominata in un documento bilingue in greco e latino e in un atto federiciano. Le fasi di vita dell’insediamento si datano a partire dall’XI sec. d. C. e registrano un momento di particolare fioritura tra XIII e XIV secolo. Dell’antico complesso sono noti, oltre che la torre e tratti di mura, anche una serie di costruzioni rivolte alla custodia di attrezzi e dimore dei contadini nonché strutture rivolte all’ospitalità dei viandanti che sceglievano Torre di Mare come punto di sosta lungo uno dei percorsi viari terrestri più importanti del tempo, ossia il Tratturo Regio che univa la costa calabra a quella pugliese. 

Un decreto regio obbligava per il passaggio delle mandrie attraverso i propri confini al pagamento di un dazio per ogni capo di bestiame. Al secolo XIV risale il primo abbandono di Torre di Mare all’interno di un quadro insediativo molto desolante che registra la presenza di numerosi “villaggi abbandonati” per cause molteplici e diverse. All’abbandono tardomedievale segue una notevole ristrutturazione tra XV e XVI secolo, in linea con quanto accadeva nel resto del Regno di Napoli per il riassetto delle strutture difensive litoranee contro l’avanzata dei Turchi. Nel 1459, con altri casali della zona, divenne feudo dei Del Balzo, principe di Taranto. Nel 1497, re Federico vendette la terra di Torre di Mare al giovane Scriva Oratore, delli serenissimi Re di Spagna, per ducati 6.000. I contrasti fra l'impero d'Oriente e l'Occidente spesso ebbero i loro scontri nel Metapontino, per cui molto ne risentì anche Torre di Mare, “contaminata”, dalle diverse civiltà che si sono succedute nel corso dei secoli. Ma essendo distrutte le opere irrigue ed essendo i campi ormai incolti, si formarono acquitrini e paludi ove regnò la terribile zanzara portatrice di malaria e di morte. Oltre alla malaria endemica, era intervenuta la peste del 1656 per cancellare ogni presenza umana. La popolazione locale subì un alternarsi dell'incremento demografico. Un nuovo spopolamento si registra a partire dal XVII secolo quando compare nelle cronache dei viaggiatori come ridotto a rudere e disabitato. Il complesso &

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